Il gran cuore di De Martino
per una Bergamo che non molla

Sono giorni che il telefono del Florian Maison non smette di squillare. «Questa mattina la prima chiamata è arrivata alle otto. Era un fornitore che mi avvisava della partenza di una spedizione di 1.500 bottiglie di acqua. E dalle otto ho ricevuto una chiamata dietro l’altra. Fornitori, corrieri, colleghi». Monia Remotti non si sarebbe mai aspettata un’adesione così grande a quello che tre settimane fa era iniziato come un piccolo aiuto a due amici molto impegnati nella Croce Rossa. «Il 10 marzo abbiamo preparato i primi 20 pasti destinati agli operatori in forze alla Croce Rossa Bergamo Hinterland e stasera (ieri sera, ndr) usciranno dalle nostre cucine 220 pasti destinati anche alla sede locale di Bergamo Ovest e Valle Imagna e a diverse unità territoriali bergamasche».

Alle nove puntuali arrivano le prime consegne. Vengono scaricate nel parcheggio del ristorante e pian piano portate in cucina, dove c’è il compagno di Monia, Umberto De Martino, il cuoco sorrentino che nel 2017 ha acceso una stella nel cielo di San Paolo d’Argon, in provincia di Bergamo.

Monia e Umberto conoscono da vicino la Croce Rossa. In tempi non sospetti, a gennaio, hanno inserito tra le proposte del loro ristorante un menu solidale per finanziare l’acquisto di un defibrillatore. «Ho chiamato il presidente della Croce Rossa di Bergamo, Annibale Lecchi – racconta Monia – e gli ho semplicemente detto che mio marito, io e il nostro ristorante eravamo a disposizione per dar da mangiare ai loro operatori e al personale delle ambulanze che opera tra l’ospedale Papa Giovanni XXII e quelli del territorio. Ottenute tutte le autorizzazioni, ho iniziato a contattare tutti i nostri fornitori, produttori, aziende, supermercati, nostri collaboratori da anni”. E così ha innescato la miccia della solidarietà. Monia non si è risparmiata e contattato tutti. Non ha ricevuto un solo rifiuto. È proprio vero che la generosità è contagiosa. «Il riscontro che ho avuto – prosegue Monia – mi ha commossa. Da soli non avremmo potuto far nulla, ma insieme a molti stiamo facendo tutto quello che possiamo».

Sono in tanti a sostenere l’avventura avviata da Umberto e Monia, che snocciolano un serie infinita di aziende e piccole attività commerciali. La C.P.B. Componenti Plastici Biodegradabili di Entratico ha fornito i contenitori monodose per i pasti, il Conad di Bergamo ha messo a disposizione gli alimenti di base. Illy ha donato quattro macchine da caffè e 3mila cialde. Un grande aiuto è arrivato da un’azienda del territorio che commercializza verdura e frutta (Boffetti), da un grande produttore del territorio di quarta gamma e surgelati, e dal Gruppo Dac di Flero (provincia di Brescia), che, occupandosi di distribuzione alimentare per la ristorazione, ha fornito importanti carichi di carne. Anche le piccole realtà hanno fatto la loro parte. Il pane arriva dal Panificio Vanotti di Bergamo e Il Fornaio di Gorlago. Altra carne dalla Macelleria Ghilardi di Trescore Balneario, altre verdure dall’Istituto Alberghiero Alfredo Sonzogni di Nembro e i ravioli dal Raviolificio Poker di Pedrengo. E l’elenco sarebbe ancora lungo. Gorlago, Trescore, Nembro, Pedrengo tutti paesi della provincia di Bergamo, che ben conoscono il dramma di questi giorni.

Oggi è arrivato così tanto cibo che le celle della Maison non bastano. Ma Monia ha trovato una soluzione. Ha chiamato Gilberto che le ha portato un furgone refrigerato messo a disposizione dall’azienda Amaglio di Casazza, altro paese del bergamasco. Il furgone è diventato un’ulteriore cella frigorifera. Si lavora così in questi giorni. Con ingegno e passione. E molta emozione.

«Ogni sera – confida Monia – quando arrivano da noi per caricare i pasti da consegnare nelle diverse unità territoriali, mi emoziono perché ripenso alla grande generosità di molti. E alla fiducia nei nostri confronti. Io cerco di documentare tutto. Mando foto, giro video. E ringrazio. Ringrazio continuamente. Pubblico anche sui social per far conoscere il più possibile questa rete di solidarietà che si è attivata e che non ha confini. All’inizio erano solo i nostri contatti, ora riceviamo sostegno da tutta Italia, da persone che vedono quello che facciamo e vogliono sostenere il nostro impegno a nutrire il personale sanitario, gli operatori e i volontari della Croce Rossa. Siamo in attesa di un carico di contenitori di plastica che è partito ieri da Salerno».

Si vive così in questi giorni in questo resort trasformato in cucina da campo. A dettare il ritmo sono gli orari di consegna delle merci e quelli di ritiro dei pasti: il primo intorno a mezzogiorno e il secondo verso le otto di sera. Umberto cucina e la signora Blandina, mamma di Monia e Antonio, un ragazzo siciliano che fa parte della brigata del Florian e che ha responsabilmente scelto di non rientrare a casa, impiattano, imballano e portano i pasti nel parcheggio, dove arriva il mezzo della Croce Rossa a ritirarli.

«Io non ce la faccio a stare con le mani in mano. E mi piange il cuore a vedere la mia cucina buia e spenta». Umberto De Martino prova a schermirsi così, adducendo come scusa la sua iperattività. In realtà ciò che lo spinge a passare una decina d’ore nella sua cucina è il suo gran cuore. Chi ha avuto la fortuna di mangiare nel suo ristorante, lo sa. È un uomo buono con un innato sorriso e gli occhi vispi. Ma un po’ schivo. Sarà per questo che ha scelto Bergamo come patria adottiva. «Sono un cuoco – confessa Umberto – e le mie mani da sempre trasformano gli alimenti in piatti buoni da mangiare. Solitamente cucino per persone che vogliono far festa. Chi entra nel mio ristorante ha un buon motivo da celebrare: un compleanno, un amore, un giorno speciale. Ora cucino perché mi sento in dovere di farlo, perché è il mio contributo alla tragedia che sta funestando Bergamo. Tornerò a cucinare per far festa – e sarà una grande festa – ma ora cucino per dar da mangiare a uomini e donne che qualcuno definisce eroi, perché spendono le loro giornate a soccorrere persone che sono nel dolore e nella malattia. Per loro i turni sono diventati sfiancanti. La situazione degli ospedali complica anche l’azione della Croce Rossa. Dar loro da mangiare è il minimo. È il mio modo di ricambiare la fiducia e l’affetto che ho ricevuto in questi cinque anni di attività del mio ristorante».

Sì perché il Florian Maison proprio a marzo taglia il traguardo dei primi cinque anni. Umberto avrebbe preferito festeggiare questo compleanno in modo diverso, ma non è uno che si scoraggia o che si crogiola nella drammatica situazione in cui versa la ristorazione in questo momento. Pensa già a cosa metterà in pentola domani. «Oggi abbiamo fatto la pasta all’amatriciana e poi le verdure cotte. Ieri una parmigiana di zucchine. Per la festa di San Giuseppe ho fatto le zeppole. Così ho portato un po’ dei sapori della mia terra. Ogni giorno cerchiamo di preparare una cosa diversa e soprattutto nutriente ma leggera perché possano lavorare con energia e serenità (le zeppole erano un’eccezione, ndr). Cerchiamo sempre di dare un pasto completo anche con del pane, un dolce, se si riesce. Le materie prime non mancano. Ce n’è da sfamare un esercito. E poi sono tutte donazioni; questo cibo per me ha un grande valore. È un onore per me. Oltre che un modo per tener la testa occupata».

Umberto non è uno sprovveduto e sa che i prossimi tempi saranno duri. Ma non è tipo che si rinchiude in casa o che si mette a fare dirette social per insegnare le sue ricette. Sente che il suo posto è in cucina per la Croce Rossa e che il suo ristorante ora è più vivo che mai. «Adesso non voglio pensare al futuro. Saranno tempi duri – catastrofici forse – ma non mi spaventano. Ora è il tempo dell’impegno. Passata la tempesta, farò di tutto per il mio ristorante. Inizio ora a vedere i primi frutti di cinque anni di lavoro sono. Temo di perdere tutto il buono che ho costruito. Sarà un periodo difficile e complicato e faremo di tutto per superarlo».

Le parole di Umberto vengono interrotte dall’ennesima telefonata. Risponde Monia e dopo qualche minuto torna sorridente dal compagno. «Era la Boffetti di Almè (una tra le più importanti aziende di import/export per il settore frutta e verdura in Italia, ndr). Domani ci mandano un camion di frutta. Dobbiamo liberare un po’ di spazio nelle celle». Umberto sorride. «Domani macedonia per tutti!».

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