La Calabria e l’ordinanza sui locali
Lo chef Romano: Non siamo pronti

Voleva dare una mano ai ristoratori della sua regione, la governatrice della Calabria Jole Santelli, con l’ordinanza firmata il 29 aprile pochi minuti prima delle 22 in cui dava il via libera alla riapertura dei locali. Alla fine si è rivelato un pericoloso boomerang, che ha messo d’accordo Governo, sindaci e gli stessi ristoratori: riaprire da un giorno all’altro non avrebbe avuto senso, soprattutto in un momento come questo e senza quelle regole chiare che gli addetti ai lavori chiedono ormai da giorni (tante proposte le abbiamo fatte anche noi nelle ultime settimane). E così nessuno ha rialzato la serranda.

«Invece di firmare un’ordinanza simile, avrebbe fatto meglio a battersi per ottenere fondi dal Governo per mettere a posto le strutture sanitarie, approfittando proprio di questo periodo di emergenza». A parlare è Giuseppe Romano, delegato Euro-Toques per la Calabria, chef e titolare, insieme alla moglie Eleonora Marcello, di Me Restaurant di Pizzo Calabro (Vv)

In Calabria l’incidenza dell’epidemia è molto minore, rispetto a tante altre regioni, ma i ristoranti sono chiusi ugualmente da quasi due mesi. Perché questo provvedimento non vi è piaciuto?
Perché penso che non siamo nelle condizioni di aprire. Pensi che tre giorni prima la stessa governatrice aveva dichiarato che avrebbe chiuso la Calabria: abbiamo problematiche serie a livello di ospedali e non saremmo in grado di gestire situazioni di emergenza come quelle che si son verificate al nord. Quindi, questa ordinanza, rappresenta anche un controsenso. Poi c’è un’altra preoccupazione: non abbiamo ancora nulla che ci dia le indicazioni giuste per poter riaprire. Siamo in difficoltà, perché non sappiamo come ci dovremo comportare.

La Fipe ha steso un protocollo, ma è tuttora al vaglio del Governo.
Esattamente. Noi proponiamo che all’interno di una task force sia presente una persona del settore: ci vuole qualcuno che vive di ristorazione tutti i per dare le indicazioni di un giusto comportamento, altrimenti capita, com’è già successo, che il Governo dia delle indicazioni sbagliate o confuse.

Quali sono queste indicazioni che vi hanno disorientato?
Si parla per esempio di tavoli a uno o due metri di distanza e di sanificazione dell’ambiente, ma non si capisce se questa operazione dobbiamo farla noi o aziende esterne. L’uso della mascherina, poi, è una pratica che dovrebbe esistere da sempre nella ristorazione, magari nei laboratori interni. Insomma, non abbiamo ancora delle indicazioni precise. La governatrice, nella sua ordinanza, ha dato il via libera all’aperture dei locali con i tavoli esterni, ma fa ancora freddo. Ma che senso ha? E poi, con un provvedimento firmato la sera per la mattina, come si fa a riaprire?

Eppure fino a qualche giorno prima pensava di chiudere tutto. Cosa le ha fatto idea?
Credo solo il protagonismo politico. Dopotutto è stata lei a dichiarare di essere preoccupata perché la Calabria è una terra in difficoltà a livello sanitario e a dire che riaprire tutto subito sarebbe stato da irresponsabili. In Campania, il governatore De Luca ha aperto un tavolo al quale ha chiamato anche addetti ai lavori e ha pianificato una giusta ripartenza. Secondo me il lavoro andrebbe fatto in questo modo: con persone del settore, confrontandosi, e arrivando a un protocollo condiviso.

Lei cosa si aspetta da questa estate?
Sono certo che alla riapertura non ci sarà il flusso di lavoro che ci siamo lasciati alle spalle. Il calo sarà di oltre il 50%. Dovremo organizzare dei turni, prevedere del tempo tra un turno e l’altro per la sanificazione. Ci saranno costi più elevati, che graveranno anche sui clienti. Ciò che mi preoccupa di più è che non ci saranno più le assunzioni di una volta. La disoccupazione era già alta e inevitabilmente crescerà ancora. Noi lavoriamo tutto l’anno, ma è il nostro è un paese turistico e quest’anno i villaggi non apriranno. Pensavamo di assumere altre 4 persone per la prossima estate, invece dovremo ridurre personale, e questo nonostante gli impegni che avevamo preso con i nostri collaboratori. Siamo a disagio, ma non sappiamo come sarà il lavoro.

Prevede che qualcuno non riaprirà neppure?
Sì, sicuramente. Ci sono locali che hanno piccoli numeri e riducendo ulteriormente i posti, e quindi l’incasso, non avranno convenienza a lavorare. Purtroppo ho già notizia di qualcuno che non aprirà.

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